di Redazione

Nella notte tra il 28 e il 29 marzo torna l’ora legale. Un cambiamento che accorcia il sonno ma allunga le giornate e riduce i consumi. Intanto si riapre il confronto sulla possibile adozione permanente

Mancano pochi giorni al ritorno dell’ora legale in Italia: nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo le lancette dovranno essere spostate un’ora avanti, passando direttamente dalle 2 alle 3. Un passaggio che segna l’ingresso nella stagione primaverile ed estiva, portando con sé giornate più lunghe e una maggiore disponibilità di luce naturale nelle ore serali.

Il cambiamento comporta, almeno inizialmente, la perdita di un’ora di sonno, con possibili effetti temporanei sui ritmi biologici. Tuttavia, il beneficio più immediato è legato alla riduzione dell’uso dell’illuminazione artificiale, con un impatto diretto sui consumi energetici e sulle bollette.

Nel 2026 l’ora legale arriva leggermente in anticipo rispetto all’anno precedente, inaugurando un ciclo che porterà l’attivazione sempre più indietro nel calendario fino al 25 marzo 2029. Dal 2030, invece, il sistema tornerà al suo schema attuale, con lo spostamento fissato al 31 marzo. L’ora legale resterà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre, quando si tornerà all’ora solare e le lancette verranno riportate indietro di un’ora.

Nel frattempo, il tema continua a essere oggetto di discussione anche a livello istituzionale. In Parlamento è in corso un’indagine sull’eventuale introduzione dell’ora legale permanente. I dati raccolti negli ultimi vent’anni indicano che il sistema attuale ha consentito un risparmio complessivo di oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro. Una sua estensione per tutto l’anno potrebbe garantire ulteriori benefici, stimati in circa 720 milioni di kilowattora e 180 milioni di euro annui, oltre a una significativa riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Secondo le analisi, i vantaggi non sarebbero solo energetici: più ore di luce nel tardo pomeriggio favorirebbero le attività sociali, il commercio e il turismo. Allo stesso tempo, non mancano posizioni critiche, che sottolineano possibili effetti negativi sull’equilibrio biologico delle persone, rendendo necessario un approfondimento prima di eventuali decisioni definitive.

Il dibattito ha radici europee: già nel 2018 una consultazione pubblica della Commissione Ue aveva mostrato un ampio consenso per l’abolizione del cambio d’ora, con l’84% dei partecipanti favorevole.

In Italia, l’ora legale ha una lunga storia: introdotta per la prima volta nel 1916 per esigenze belliche, è stata poi sospesa e reintrodotta più volte, fino alla sua adozione stabile a partire dagli anni Sessanta. Nel tempo, il periodo di applicazione è stato progressivamente esteso, fino a coprire l’intervallo attuale tra fine marzo e fine ottobre.

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