di Redazione

.Una scelta maturata in un clima politico ormai mutato, all’indomani della vittoria del “no” al referendum sulla Giustizia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha impresso una svolta, chiedendo un segnale di “sensibilità istituzionale” all’interno dell’esecutivo. In poche ore sono così arrivate anche le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove e di Giusi Bartolozzi

 

santanchèAlla fine ha ceduto. Dopo aver confermato fino all’ultimo i suoi impegni istituzionali per mercoledì 25 marzo, nel tentativo di dimostrare la volontà di restare al suo posto, Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di ministra del Turismo.Una scelta maturata in un clima politico ormai mutato, all’indomani della vittoria del “no” al referendum sulla Giustizia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha impresso una svolta, chiedendo un segnale di “sensibilità istituzionale” all’interno dell’esecutivo. In poche ore sono così arrivate anche le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove e di Giusi Bartolozzi, segnando una vera e propria operazione di “pulizia” politica.

Già nella serata di ieri Palazzo Chigi aveva auspicato pubblicamente che anche Santanchè seguisse la stessa linea. La ministra, fino a quel momento sostenuta dalla maggioranza nonostante le polemiche e le inchieste giudiziarie, aveva inizialmente ignorato l’invito. Ma lo scenario di una mozione di sfiducia fissata per il 30 marzo — con il rischio concreto di essere sfiduciata in Aula, magari con l’appoggio o l’astensione della stessa maggioranza — ha cambiato il quadro.

Per Santanchè, figura da sempre centrale nella comunicazione politica e mondana del centrodestra, l’ipotesi di una “sfiducia pubblica” si è rivelata insostenibile. Meglio lasciare l’incarico prima di trasformarsi in un caso politico aperto. Le dimissioni arrivano al termine di una lunga fase di pressione. Non tanto per le polemiche politiche — dalle quote nel Twiga di Forte dei Marmi alla contestata campagna “Welcome to meraviglia” — quanto per il peso crescente delle vicende giudiziarie.

Il primo filone risale al 2023, con l’inchiesta sulla gestione di Visibilia Editore, in cui si ipotizzano reati di bancarotta e falso in bilancio. A questo si sono aggiunte indagini per presunta truffa all’Inps, legata alla gestione della cassa integrazione dei dipendenti, e un ulteriore procedimento per concorso in bancarotta relativo alla società Bioera.

Più recentemente, il nome della ministra è comparso anche in un’indagine su una compravendita immobiliare in Versilia, sotto la lente della Guardia di finanza per sospetti di riciclaggio e per la verifica dei flussi finanziari legati a una plusvalenza significativa.

Nonostante tutto, Santanchè ha sempre respinto ogni accusa, rivendicando la propria estraneità ai fatti e attribuendo le polemiche a ragioni politiche e personali. Celebre la sua difesa in Aula, in cui si definì bersaglio di attacchi legati al suo stile di vita e alla sua immagine pubblica.

Ora, però, la pressione politica ha avuto la meglio. Le dimissioni segnano non solo la fine della sua esperienza al governo, ma anche un passaggio delicato per l’esecutivo, che cerca di rilanciarsi dopo il voto referendario e di recuperare credibilità sul piano istituzionale.

 

 

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Santanchè si è dimessa prima della sfiducia in Aula proviene da Associated Medias.