di Mario Tosetti
Gli Houthi entrano nel conflitto colpendo Israele. Rubio annuncia tempi brevi per l’operazione Usa in Iran, mentre crescono tensioni e raid
Il conflitto in Medio Oriente si allarga ulteriormente con l’ingresso diretto degli Houthi, milizia sostenuta dall’Iran. I ribelli hanno rivendicato un attacco missilistico contro Israele, segnando una nuova fase della guerra.
L’episodio rappresenta un’escalation significativa, aumentando il rischio di un coinvolgimento sempre più ampio di attori regionali e rendendo ancora più instabile l’area.
Rubio: operazione Usa in Iran durerà “settimane”
Dal vertice del G7 arriva una posizione chiara degli Stati Uniti. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’intervento militare in Iran dovrebbe concludersi in tempi brevi.
Secondo Rubio, Washington può raggiungere i propri obiettivi senza un intervento di terra, puntando su operazioni mirate. Ha inoltre lasciato intendere che una risposta diplomatica da parte di Teheran potrebbe arrivare a breve, aprendo spiragli per possibili negoziati.
Raid e tensioni: cresce il rischio escalation
Nel frattempo, gli attacchi proseguono su più fronti. Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito diversi obiettivi strategici in Iran, inclusi siti industriali e strutture legate al programma nucleare.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Secondo fonti locali, attacchi missilistici hanno colpito Israele provocando vittime e feriti, mentre una base americana in Arabia Saudita è stata presa di mira, con militari rimasti coinvolti.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Washington di incoerenza, denunciando la violazione di una pausa nei raid precedentemente annunciata.
Guerra sempre più globale: nuovi attori e nuovi rischi
L’ingresso degli Houthi nel conflitto apre scenari ancora più complessi. Il rischio è quello di un allargamento della guerra alle rotte strategiche, come il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, fondamentali per il commercio internazionale.
Parallelamente, il rafforzamento militare statunitense nella regione e l’arrivo di nuove truppe segnalano una crescente pressione sul terreno.
Tra diplomazia e scontro militare
Nonostante l’intensificarsi delle operazioni, restano aperti canali diplomatici. L’inviato speciale americano ha parlato di possibili incontri con Teheran nei prossimi giorni, segnale che una soluzione negoziale non è esclusa.
Tuttavia, le posizioni restano distanti e le accuse reciproche rendono difficile una de-escalation immediata.
Un conflitto sempre più instabile
A oltre un mese dall’inizio delle ostilità, la guerra appare lontana da una conclusione rapida. Le aspettative di un conflitto breve si stanno scontrando con una realtà molto più complessa, segnata da nuovi attori e tensioni crescenti.
Il quadro resta fluido e imprevedibile, con il rischio concreto che la crisi si trasformi in un confronto su scala ancora più ampia.
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